2 GIORNO VISITA A DACHAU: DOVE IL VENTO GELA L' ANIMA

2 Giorno: ore 8,30. Partenza per Dachau.
        E' una giornata particolare che rappresenta il clou emozionale dell'intero viaggio della Memoria. L'attesa e tanta e all'arrivo al parcheggio del Campo tutti restiamo colpiti dall'assoluto silenzio che regna sul luogo. La giornata e ritornata grigia e nuvolosa. Fa freddo. Un vento gelido, a folate intermittenti, sferza i nostri volti. Quelle ventate sembrano volerci comunicare qualcosa...
    Stefan, è la nostra guida; ci accoglie sorridente e ci ricorda i suoi trascorsi in Italia.
    E' un naturalista e biologo marino. Con un gruppo di lavoro, coordinato dall'Università di Ravenna, ha studiato i grandi mammiferi nell'Adriatico. Conosce anche la nostra zona; è stato a Terracina e a Formia, dove ha preso il traghetto per recarsi a Ponza e studiare lì l'ambiente dell'isola, partecipando ad un progetto di tutela ambientale del paesaggio costiero, promosso in passato dalla locale amministrazione, sindaco Antonio Balzano (Antonio Balzano è stato sindaco del comune di Ponza in diverse occasioni tra la fine degli anni '90 e la fine degli anni 2000). 
Stefan è simpatico, come il suo italiano non molto corretto, ma è estremamente preparato e sa trasmetterci questa passione per la Storia che lo ha allontanato dallo studio...delle balene. E'  alla mano e facciamo subito amicizia. 
    Ci fa vedere l'esterno del campo, le torrette di guardia, il filo spinato: tutti siamo attorno a lui che con dovizia di particolari, immagini ed informazioni ci spiega le diverse fasi che caratterizzavano l'internamento. Perché si diventava "ospiti", quali erano i reati che prevedevano quel particolare tipo di incarcerazione e poi come si raggiungeva a piedi il Campo dalla vicina stazione, distante qualche chilometro. Ed ancora come avveniva la registrazione e la vestizione dei deportati in quello che è stato il primo Campo di concentramento, aperto già dopo qualche settimana che Adolf Hitler viene nominato Cancelliere (30 Gennaio 1933). 
    Il suo racconto si fa incalzante e pieno di particolari. Sin dai primissimi giorni al governo, i Nazisti
ricercano, arrestano ed imprigionano gli oppositori politici. Ben 5.000 di questi sono i primi ad entrare nel campo, aperto per questo tipo deportati il 22 Marzo 1933. A presenziare i lavori e all'inaugurazione fu lo stesso Heinrich Himmler, Reichsfuhrer delle Shutzstaffel, le famigerate SS,
    Il campo sarà tragicamente attivo fino al 29 Febbraio 1945, quando verrà liberato dai soldati della 45 Divisione di fanteria statunitense, i Thunderbirds. Come ricorda un'epigrafe in bronzo all'entrata.

    Entriamo nel campo, passiamo sotto la torre centrale e varchiamo il cancello di ferro con la scritta, indelebile e che inorridisce ancora: "arbeit macht frei". Il campo è immenso, sterminato ed il vento soffia ancora, gelido ad intermittenza. La spianata dove avveniva l'adunata alle prime luci dell'alba è davanti a noi...un brivido freddo ci attraversa...e Stefan non si ferma, ci mostra foto, ricostruzioni, testimonianze. E ci parla, emozionandosi, anche dell'incontro avuto qualche anno fa con Mario Candotto, ultimo italiano sopravvissuto al Campo. 
    E ci racconta la sua storia: Mario è un triestino, di Ronchi dei Legionari, lui e tutta la sua famiglia il padre la madre, due fratelli e due sorelle vengono arrestati dai tedeschi durante un rastrellamento alla ricerca dei partigiani di quelle zone. Forse una delazione, sta di fatto che durante la perquisizione trovano un cappello militare ma nessuna arma. Questo è sufficiente per l'internamento di tutta la famiglia. I maschi a Dachau, le femmine ad Auschwitz. Mario viene quindi internato come partigiano con matricola 69610 e rimane lì prigioniero dal 2 giugno 1944 al 2 giugno 1945, giusto un anno. 
    I suoi genitori ed il fratello con lui internato non sopravvissero.
     A questo punto il tono di voce di Stefan si incrina quando ricorda che l'anno scorso qualcuno l'ha contattato per comunicargli che dal 20 Luglio, a 99 anni,  Mario Condotto, ultimo testimone italiano di questa immane tragedia, non c'è più. 
    Ora il silenzio cala su tutti: è assordante. Proseguiamo con Stefan in questo viaggio nella Memoria, anche in ricordo di chi come Mario ha patito e sofferto per la nostra libertà. Giungiamo alla mostra delle atrocità, organizzata negli ampi locali della cucina. Vediamo i pannelli lì allestiti con foto raccapriccianti e didascalia esplicativi, oggetti quotidiani recuperati o ricostruiti. Passiamo quindi ai dormitori ed attraversiamo tutta la spianata del campo dove per ore, appena spuntata l'alba, i deportati in silenzio, ordine ed inquadrati dovevano effettuare l'interminabile appello che durava ore. 
    Ed il vento ci sferza ancora, sempre gelido e costante. Ed una riflessione ci assale solo al pensiero delle torture e delle sofferenze che tutti i reclusi dovevano patire quotidianamente, anche per semplici mancanze del tipo girare per il campo con le mani in tasca o arrivare tardi all'appello. Ci viene riferito che molti furono i casi di pazzia o di ricerca della morte. Molti non hanno resistito e si sono volontariamente gettati contro i fili spinati elettrizzati o correvano verso le guardie sicuri di venire falciati dai colpi di mitraglia. 
    Ma la visione delle atrocità non è ancora terminata, dobbiamo ancora raggiungere il suo culmine nella parte più nascosta del campo. Dobbiamo infatti raggiungere l'ala periferica, nascosta da un piccolo bosco e superare un piccolo ruscello. Siamo ora giunti nella più profonda abiezione umana: nella zona delle camere a gas e del crematorium
    Passiamo in silenzio ed assorti nei nostri pensieri. Le immagini parlano da sole.
     E' mezzogiorno e sentiamo i rintocchi della chiesa cristiana eretta in questa parte del campo...e non c'è più il vento.
    La visita è terminata. Il cielo si è aperto e mostra il suo vivido colore celeste ed un timido sole riscalda ora i nostri volti. 
    Varcare quel cancello all’uscita e sentire il tepore del sole è il momento in cui capisci davvero il valore della Libertà. E così a questo caldo tepore possiamo dare un significato preciso: ora possiamo andare e raccontare. Siamo adesso testimoni di chi è passato per questo campo. 
    E' questo il significato che voglio dare alle sferzate di vento che ci colpivano durante la visita del campo, erano gli spiriti di chi qui ci è passato che volevano interagire con noi, visitatori, e trasmetterci così la loro presenza.

Nie wieder    Nunca más    Никогда больше    Mai più




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